01/01/2012

Monti & Complotti..


30/08/2011

A OGNUNO IL SUO, CRISI E DINTORNI...

francia politica crisi manovra tassazione coca cola protezionismo berlusconi ostellino corriere sera ipocrisia Stato diabete


In questo periodo di grave recessione economica ognuno si adopera come può per racimolare qualche soldo contro il sempre più invadente debito pubblico. In Francia per esempio si è arrivati a tassare le famigerate bibite gassate. L’intento ovviamente è quello di contrastare l’obesità e le sue malattie, afferma spavaldo il primo ministro Fillon. La Coca Cola, prima produttrice al mondo di bibite gassate e simbolo univoco, alza la voce e risponde che queste rappresentano appena il 3,5% dell’ apporto calorico definendo l’intervento poco serio. La misura, che concerne consumi e imposte è un tipico esempio di protezionismo, l’anticamera dell'assai più cattivo proibizionismo. La storia di questo intervento ci riporta ai mirabolanti anni venti, negli Stati uniti. In quel periodo la vittima designata e teorica, sotto il segno del puritanesimo, era l’alcool ma quella effettiva e perdente era lo Stato, che ci impiegava diversi uomini e ci perdeva ingenti somme di soldi, mentre i veri vincitori risultavano essere le organizzazioni criminali e la dilagante corruzione politica. Tralasciando questa iperbole, a criticare aspramente questa decisione francese di protezionismo ci pensa l’illustre Ostellino, dalle pagine del Corriere del 29 Agosto, che definisce il protezionismo come un’ipocrisia di Stato volta solo a limitare la libertà per far cassa. E contro chi sostiene che il provvedimento tutela la salute l’arguto editorialista del quotidiano di Via Solferino sottolinea come questo non sia un bene pubblico bensì un bene privato. Nel rimarcare la sua posizione utilizza il funzionale esempio della Germania Nazista, dove Hitler predicava la salute del popolo tedesco come bene pubblico per poi farlo carne da macello durante tutta la guerra. La tassazione rappresenta quindi il tentativo disperato di recuperare, in corner, nuove risorse da parte di una classe politica tutt’altro che responsabile. Della Salute del proprio cittadino mi viene da dire che allo Stato, in questo momento, non gliene importa proprio nulla: il vero obbiettivo è rimpinzare le casse statali. Tanto più che la Coca Cola è una bevanda analcolica e in molti casi sostituisce l’alcool, ben più nocivo. In America quasi un secolo fa si proibiva l’alcool; oggi, in Francia, si tassano le bibite analcoliche, segno che i tempi cambiano, ma in peggio.

24/08/2011

ABOLIZIONE DELLE PROVINCIE E LEGGE ELETTORALE:NELLA GALASSIA DEL NULLA RISOLTO

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C'e' un luogo lontano e impercettibile, dicono quasi fantascientifico, dove si discute dal lontano 1990 di abolizione delle province... sì proprio così... 1990... quando internet era stato da poco inventato, i computer erano delle scatole ingombranti, esisteva il Partito Comunista, ma non esisteva ancora l'ipod...


In questi giorni di tradizionale fermento politico in cui si discute di tutto e niente -come al solito del resto- mi riaffiora alla mente un altro tema sempre presente, ma al contempo sempre irrisolto: la famigerata legge elettorale. Se infatti la politica italiana è un’immensa galassia costellata da grandi cose da fare come l’abolizione delle province e la riforma fiscale che puntualmente non vengono fatte (è cosi da 20 anni), la legge elettorale occupa uno spazio di tutto rispetto in questa nostra galassia. Mi ritorna alla mente questo simpatico pallino perché in questi giorni sono a Vancouver, in Canada, a studiare e proprio nel civilissimo Canada la legge elettorale è simmetricamente opposta alla nostra. Qui infatti alle elezioni federali, per eleggere il Primo Ministro, la gente vota i partiti ed i suoi singoli "candidate". Il partito con più candidati eletti, che andranno ad occupare le sedie della House of Common a Ottawa, elegge il proprio primo ministro. Questo metodo, direttamente ispirato a quello anglosassone, è chiamato eloquentemente First-Pass-The-Post (cioè il primo che passa il traguardo). Qui contano prima di tutto i singoli: l’elettorato ha il potere decisionale di scegliere i membri del parlamento sia a livello federale (House of Common) che a livello provinciale. Nel nostro maledetto sistema proporzionale, come sappiamo, tutto ciò non è possibile e infatti ci ritroviamo la camera e il senato occupata da gente nominata e mai passata sotto il vaglio dei cittadini. Sempre tornando al sistema canadese se la HC è totalmente eletta, il Senato è tutto nominato; ma il potere legislativo del governo sta tutto nella HC. In British Columbia, provincia di Vancouver, nel 2004 i cittadini sono stati chiamati ad un referendum per passare al sistema proporzionale, ma l’iniziativa non ha riscosso alcun successo e il fronte del NO ha vinto senza tanti impicci. Del resto come si fa, dal punto di vista del cittadino, a rifiutare questo sistema: sei tu a decidere chi ti rappresenta giorno dopo giorno in parlamento, sei tu adecidere chi legifera e sei tu ad avere il potere di cambiare classe dirigente una volta che gli eletti hanno terminato il loro mandato. Nel nostro amato belpaese, dove da ventanni si professano I tagli ai costi della politica lasciando poi tutto perfettamente invariato, sarebbe opportuno mobilitarsi per un bel referendum sull’argomento, perche l’esempio di acqua, nucleare e legittimo impedimento sono lì a testimoniare che si può fare: people have the power! Anche perché se non ci muoviamo noi, si muovono loro. Vedi strane norme ad aziendam/personam che spuntano nella manovra finanziaria e di cui nessuno sa nulla.

IL CATTIVO TENENTE é TORNATO, PIù FAMIGERATO (e stupido) DI PRIMA!

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Cari lettori (ma chi prendo in giro quali lettori?!?) ,
Dopo una lunga pausa di riflessione durante la quale sono stato prima in Tibet per conoscere il mio vero IO poi fra le coste del Mar Giallo per salvare le balene bianche passando per la Thailandia, ma qui i motivi della spedizione preferirei mantenerli personali , il blog rinizierà spavaldo e gagliardo a a navigare negli impervidi mari del web... Con molte novità: non solo articoli di mia produzione, video simpatici o rassegne stampe noiose e scontate ma anche baldanzosi podcast formato radio che probabilmente troverete ridicoli. I temi affrontati saranno sempre tanti e di diversa natura; non si bada a segure nessun filo logico- abloisco questo termine dal mio spazio di libertà, lo odio- ... L' unica regola vigente è la celeberrima legge delle tre C: Capire, Commentare e bho non mi viene in mente nessun altra parola in C adeguata ... Forse Cantare o Cozzare, ma non ha alcun senso...meglio cosi. Ovviamnete parlerò esclusivamente di quello che mi pare. La politica manterrà qunidi un bel posto in prima fila nel mio spazio, non sia mai che si perda l'abitudine di ridere...
Grazie di tutto, grazie a tutti e viva l'Inter!
Con affetto ed estrema riconoscenza al mio infinito pubblico
il carrier

23/03/2011

LO STRANO CASO DI DANIELA SANTANCHè E IL MASTER FANTASMA

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La nostra amata Italia è uno strano paese e talvolta non si riesce proprio a capire il nesso e il senso di certe situazioni quasi comiche e paradossali, per non dire altro. No, non sto parlando dell'intervento militare in libia che non si vuole far figurare come una guerra, bensì come una missione umanitaria, per cui è sbagliato e vietato dire che l'italia è in guerra, segno della classica ipocrisia nostrana.Sto parlando di un tema ahimè molto più frivolo e sicuramente meno importante della stretta attualità che non vede l'italia in guerra, mi raccomando, insisto nel ripeterlo. Sto parlando del nuovo famigerato caso-Santanchè, infatti secondo un inchiesta del settimanale OGGI il master ottenuto presso la Bocconi, che figura in bella vista nel curriculum del sotto-segretario, non sarebbe mai stato coseguito.Come da copione la reazione della diretta interessata è stata dura e veemente: "campagna ridicola" isorge la Daniela che poi spiega, per chi non sapesse l'inglese cosa sia un master. Comunque che se ne dica, per la nota università milanese, secondo le dovute ricerche del caso, non risulta che abbia mai conseguito un master in Bocconi. Divampanti arrivano, senza tardare di un secondo, gli attacchi giustizialisti delle opposizzioni unite, da pd a idv l'invito è sempre quello: "Si dimetta!". Tralasciando il fatto che il soldato Santanchè non si dimetterà mai, anche qualora si scopra che il master di prestigio nell'università di prestigio è una bella invenzione, non può non tornare alla mante cos'è successo qualche settimana fa in Germania al ministro dell'istruzione per un caso analogo e quale'è stata la sua reazione appena accertati i fatti, anche se vi è un significativo elemento a riguardo che non si può certo trascurare qui siamo in Italia e lì si era in Germania e ho detto tutto.

16/03/2011

LA RICERCA DELLA FELICITà NELLA CULTURA OCCIDENTALE (e fra non molto anche in quella orientale, Cina in primis)

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In occidente, dalla seconda metà del ventesimo secolo, il sistema capitalistico e la sua cultura ha consolidato una precisa e ben definita idea di felicità. I soldi ne sono l'emblema ; il benessere economico e sociale la formula per essere felici. Ciò che si compra tramite il lavoro (la casa, l'automobile,il televisore...) ne sono lo status symbol, la dimostrazione evidente del successo raggiunto e tanto desiderato, la prova concreta. è sotto gli occhi di tutti noi come in questo periodo il successo lavorativo e il conseguente arricchimento personale è il più comune e ricorrente pensiero di felicità dovuto direttamente alla società consumistica e di libero mercato in cui viaviamo.
Il concetto evidenziato sia dall'articolo terzo della nostra costituzione per cui " È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. " sia dalla dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti «Noi riteniamo che sono per sé stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità.» è assai analogo dal momento che, poichè l'uomo è uguale, deve avere la stessa possibilità di riuscire nella propria realizazzione, laddove pare sottinteso, secondo la cultura americana e occidentale, che essa debba avvenire soprattutto nell'ambito della sfera economica, al di là delle naturali differenze socio-economiche . A tal proposito è emblematico il nuovo obbiettivo stilato dal governo cinese da perseguire nei prossimi dieci anni, il raggiungimente della felicità per i propri cittadini, appunto. Di quale felicità si tratterà mai?
Detto questo, viene spontanea la più semplice e complicata delle domande, oltre agli stereotipi dovuti dalla nostra cultura, cosa ci rende realmente felici? Dall'articolo di Maggioni emerge invece, secodo le statistiche, che sia in europa sia in modo simile negli Usa lo sviluppo economico pro capite non ha aumentato la felicità delle persone, si smentisce lo stereotipo prima affrontato, quindi?Il giornalista precisa che a risposta di ciò vi sono varie tesi, la più annoverata è che: "in realtà ognuno si dichiarasoddisfatto in relazione a ciò che può realisticamente
ottenere, di conseguenza oggi siamo effettivamente più felici di 20 anni fa ma non ci riteniamo tali perché le nostre aspettative sono cambiate, migliorate,e desideriamo sempredi più".
Ecco quindi che emerge un altro elemento significativo che è tipico del carattere umano: più si ha, più si vuole e entrare in gioco è l'avarizia e l'individualismo, sorge quindi spontanea un altra domanda si può essere felici senza condividere niente con nessuno?"Il senso di un’azione cortese o generosa verso un amico, un figlio, un collega sta proprio nel suo essere gratuita. Se venissimo a sapere chequell’azione scaturisce da
una logica di tipo utilitaristico e manipolatorio, essa acquisterebbe un senso totalmente diverso, con il che verrebbero a mutare i modi di
risposta da parte dei destinatari dell’azione. Il Chicago man – come Daniel McFadden ha recentemente chiamato la versione più aggiornata dell’homo oeconomicus – è unisolato, un solitario e dunque un infelice, tanto più egli si preoccupa degli altri, dal momento che questasollecitudine altro non è che un’idiosincrasia delle sue preferenze. [...] Adesso finalmente comprendiamo perché l’avaro non riesce ad essere felice: perché è tirchio prima di tutto con se stesso; perché nega a se stesso quelvalore di legame che la messa in pratica del principio di reciprocità potrebbe assicuragli."
Stefano Zamaghi sostiene che ciò non è conciliabile, o meglio la vera felicità è sempre condivisa e la tesi dello scrittore riporta alla filosofia socratica e presocratica per cui l'uomo, parte integrante della polis non ne può prescindere, o anora più in là coi secoli alla cultura
della vergogna omerica per cui l'uomo e il suo onore, il suo dolore o la sua felicità dipendono dalla comunità.
Detto ciò posso affermare che la ricerca della felicità è qualcosa di molto soggettivo e difficilmente schematizzabile dal momento che ogni uomo è unico e vive la propria esistenza diveramente da chiunque altro, parlando però sotto una chiave più strettamente culturale è difficile negare che ogni popolo e ogni epoca ricerca, a suo modo, una felicità, concreta o apparente che sia.

Ambrogio Carriere

11/03/2011

TERREMOTO IN GIAPPONE: QUANDO LA NATURA è MALIGNA

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03/03/2011

FACCI HAI PROPRIO RAGIONE, IL PROBLEMA DI FINI è LA SUOCERA...

Il bravo e simpatico Facci, firma de "il Giornale", commenta il trito e ritrito caso Montecarlo ai microfoni di Fulvio Abate.